home editorehome cinema | | info | contatti
Ricerca in cinema
Cosa cercare

Dove cercare
Persona Titolo
Stagioni
2010
2009
2008
2007
2006
Giovedí 18 febbraio 2010
locandina Il mio amico Eric Ken Loach Eric Cantona, Steve Evets, John Henshaw, Stephanie Bishop, Lucy-Jo Hudson
Clicca per ingrandire
Cinema Eden di Viareggio | Ore 20:15, 22:30
Il mio amico Eric

di Ken Loach
con Eric Cantona, Steve Evets, John Henshaw, Stephanie Bishop, Lucy-Jo Hudson
116 minuti, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia 2009

L'angelo custode di Ken Loach? È una star del calcio che ama Pasolini di Alberto Crespi (L'Unità, 19 maggio 2009)
Il festival di Cannes è un andirivieni fra mondi paralleli, un su e giù emotivo paragonabile alle montagne russe. Prendete le ore a cavallo fra domenica e lunedì. Uno esce domenica sera depresso e incazzato da Antichrist di Lars Von Trier (ve ne abbiamo riferito ieri); si ravviva osservando in rete le immagini della festa-scudetto dell'Inter (non c'entra, dite voi? C'entra, c'entra... continuate a leggere e capirete); si sveglia alle 7 del mattino dopo per la proiezione delle 8.30, orario già di per sé deprimente; entra nell'accogliente placenta mattutina della sala Lumière, affonda nel buio... e alle 10.30.è un altro uomo, che piange e ride e si aggrega entusiasta all'ovazione che accoglie Looking for Eric, nuovo film di Ken Loach prodotto e interpretato dall'ex calciatore Eric Cantona. Ken Loach ci ha riconciliato con il mondo. Accade anche con i suoi film drammatici, figuratevi quando fa una commedia. Looking for Eric è la sua risposta a Provaci ancora Sam. Là Woody Allen si faceva consigliare in amore da Humphrey Bogart. Qui Steve Evets (uno sconosciuto, mirabolante attore di Manchester con un passato da marinaio e vagabondo) trova un mentore sentimentale e politico in Eric Cantona. Padronissimi di non saperlo, ma Cantona in Inghilterra è un mito. È stato il numero 7 del Manchester United pre-Beckham, e da quando ha abbandonato il calcio (a soli 30 anni) ha intrapreso una seconda carriera nel cinema. Il film nasce, pensate, dalla sua voglia di lavorare con Loach (ma non stupitevi: alla domande su quale sia il suo regista preferito, ha citato Pier Paolo Pasolini). E Ken, tra i vari progetti che Cantona gli ha sottoposto, ha elaborato assieme allo sceneggiatore scozzese Paul Laverty la storia di un tifoso che sceglie Cantona come angelo custode. Eric Bishop ha 50 anni, un lavoro da postino e un sacco di guai: la sua ex moglie — che ha lasciato anni prima, pur amandola — non lo vuole vedere, i suoi figli sono invischiati in amicizie pericolose. Per fortuna Eric ha anche degli amici veri, i suoi colleghi postini sempre pronti a tirarlo su; e una sera, mentre Eric è impegnato ad autocommiserarsi davanti al poster di Cantona, il poster si anima, gli rivolge la parola e comincia a dargli saggi consigli... «With a little help from my friends», cantava Ringo Starr (e nel suo caso gli amici erano Paul e John...). Con un po' di aiuto dei suoi amici — i postini e Cantona—Eric Bishop troverà il modo di riavvicinare l'ex moglie e di togliere dai guai i suoi ragazzi. Strada facendo, Cantona regalerà — a lui, al film, a tutti noi — alcune perle. Suonerà la Marsigliese alla tromba «l'ho imparata per non annoiarmi durante l'anno di squalifica»: per la cronaca, fu messo in quarantena per aver preso a calci un tifoso che l'aveva chiamato «francese di merda»). Ricorderà che la sua azione più bella, sul campo di gioco, non è stata un gol ma un assist smarcante per un Ryan Giggs («Devi sempre fidarti dei tuoi compagni»). Looking for Eric è la quintessenza del calcio, la descrizione più pura dell'amore che un tifoso può nutrire per un campione. Noi dovremmo girarne un remake intitolato Looking for Ibra, e Ibrahimovic sarebbe all'altezza. Ma l'idea l'hanno avuta Ken ed Eric, che Dio li benedica, e l'hanno arricchita con un sottotesto sociale e politico tutt'altro che banale. Il film è un inno alla solidarietà, usa sapientemente il tifo come metafora di una comunità, e racconta con amore la società britannica. Guardate la scena in cui Steve trova finalmente il coraggio di invitare l'ex moglie al pub: lei arriva, lui è già lì con la sua pinta di birra e le chiede «cosa bevi?», lei risponde «un sidro». Un sidro! Noi italiani non sappiamo manco che cos'è, ma in Inghilterra è l'alternativa femminile alla birra, la bevanda che molte donne ordinano al pub. Un regista che mette in un film una donna che ordina un sidro non è un regista, è una persona. Una grande persona. Ken boach.

Eric&Eric, la coppia irresistibile di Roberto Nepoti (La Repubblica, 19 maggio 2009)
Chi, col senno della vigilia, vedeva nel concorso di quest' anno un ritorno al "cinéma de papa", fitto di nomi celebri ma povero di sorprese, può ricredersi. Come altri suoi colleghi della vecchia guardia (fra tutti Resnais, che si vedrà domani), Ken Loach sa rinnovarsi e cambiare, pur restando fedele a se stesso. In Looking for Eric, il suo undicesimo film a Cannes, celebra il matrimonio inedito tra la commedia proletaria e il repertorio di Frank Capra, formando una coppia irresitibile: Eric Cantona, star indimenticata del Manchester United, e Eric il postino, cinquantenne depresso in ambasce sentimentali e alle prese con un criminale che gli plagia il figlioccio. Non sapendo a che santo votarsi, il secondo si rivolge al poster del suo omonimo, san Cantona. Ed ecco che il calciatore francese gli si materializza davanti, per fargli da coach nel ritorno alla felicità. Divertente dall' inizio alla fine, con una virata drammatica verso la metà per evitare l' inflazione di ottimismo, il film è una miniera d' inventiva declinata in forma semplice e diretta, come sa fare chi ama il suo pubblico. Comicissimi i pomposi aforismi di Cantona, inventati dallo sceneggiatore Paul Laverty nello stile di quelli pronunciati dal campione (che si diverte a prendersi in giro) durante la sua carriera. Impagabile il gruppo degli amici del postino, che fanno squadra con lui per proteggerlo dal teppista, interpretati da un gruppo di "secondi ruoli" uno più simpatico dell' altro. E originale l' approccio col tifo calcistico di Loach, da sempre innamorato del pallone. A giudicare dagli ultimi film inglesi, supporter sembrava il sinonimo di hooligan. Invece Ken ci mostra il lato "di sinistra" della tifoseria: quello di chi non vuole dare i soldi ai canali di Murdoch ma vive il calcio come un' esperienza di amicizia e solidarietà.

Loach e Cantona stregano Cannes con una favola tra crisi e calcio di Alessandra De Luca (Avvenire, 19 maggio 2009)
Dopo tutto il sangue, i corpi smembrati, le carni lacerate, il dolore e la sofferenza dei film visti negli ultimi giorni, capaci di mettere a dura prova anche la pazienza dei cinefili più smaliziati, Looking for Eric di Ken Loach (in autunno nelle sale italiane distribuito da Bim) che porta sullo schermo l'ex campione del Manchester United, il francese Eric Cantona, arriva in concorso a Cannes come una fresca e salutare boccata di ossigeno, una flebo di ottimismo più necessaria che mai. Nonostante continuino a piovere pietre, la working class dipinta dal regista ora balla il rock e Loach svolta verso la commedia con un film alla Woody Allen che scatena risate e applausi a scena aperta riconciliando con la bellezza della vita la platea di un festival, quest'anno più cupo che mai. Come nel film di von Trier, anche qui il protagonista è un personaggio in crisi, ma la terapia per venirne fuori è decisamente diversa da quella proposta dal regista danese. Eric Bishop fa il postino, ma i suoi attacchi di panico gli impediscono di avere una relazione stabile. Il suo primo matrimonio è andato in frantumi, lo stesso è capitato al secondo, e ora l'uomo deve fare i conti con due turbolenti figliastri, una nipotina del quale si prende cura per aiutare la figlia a studiare e il desiderio di riavvicinarsi alla prima moglie che non ha ancora dimenticato dopo 30 anni. Quando tutto sembra scivolargli di mano, ecco che in suo aiuto arriva un amico immaginario, una sorta di guida. «Non sono un uomo, sono Eric Cantona» gli dice non senza ironia il suo idolo, magicamente materializzatosi nella sua camera. Con l'aiuto del calciatore il postino comincerà a risollevarsi buttandosi dietro le spalle le proprie miserie. Interpretato da un coro di straordinari attori capeggiati da Steve Evets, il film strappa l'applauso del pubblico quando Eric il postino dice no alle prepotenze dei malavitosi che hanno messo nei guai il figliastro dando il via all'operazione Cantona: armati di mazze da baseball e vernice rossa e nascosti dietro una maschera che raffigura il volto del calciatore, uno scatenato gruppo di amici e colleghi distrugge casa e macchina dei malcapitati boss. L'idea del film è partita proprio da Cantona, che al regista aveva proposto un film sul suo rapporto con un tifoso. Un progetto irrealizzabile che però ha suggerito allo sceneggiatore Paul Laverty un'altra storia che riflettesse comunque con il ruolo che il calcio ha nella vita delle persone e con il concetto di celebrità. «Ho pensato che fosse finalmente arrivato il momento di realizzare un film che facesse sorridere — dice Loach— anche se la commedia non è altro che una tragedia a lieto fine. Con questa storia abbiamo cercato la verità della vita che a volte è triste, ma spesso anche lieta e divertente». E per parlare della complessità dell'esistenza. il calcio funziona come un'ottima metafora. «Il calcio è l'espressione di una comunità — aggiunge il regista — e ha la funzione di far incontrare la gente nello stesso luogo, cosa che anche il cinema dovrebbe fare». Da parte sua, Eric Cantona, ex calciatore e ora attore e produttore esecutivo del film, non nasconde quanto sia stato «speciale» interpretare se stesso: «È stata un'esperienza molto positiva. Ken Loach è simile per certi a spetti ad Alex Ferguson: entrambi con molta umiltà riescono ad ottenere il 100% dalle persone con cui lavorano».

copyright | marco del bucchia marco del bucchia s.a.s. | p.i. 01859680462