home | | info editore | info sito | contatti | ordini
Ricerca in catalogo
Cosa cercare

Dove cercare
Persona Titolo
Collane
Vianesca/Poesia e narrativa
V/Storie gialle e noir
Studia/Scienze umane
Sos/Storia o storie
Juvenilia/Storie per ragazzi
Progetti
Virinforma/Rivista bimestrale
Unatantum/Rivista aperiodica
Didala/Rivista annuale
Link
Presentazioni e appuntamenti
Rassegna stampa
Premi letterari
Newsletter
Inserire la propria email

 
Il Tirreno - 27.04.2012
Il Tirreno - 27.04.2012
L'addio a Didala partigiana per amore di Ciro e della libertà
di Corrado Benzio
Ghilarducci è scomparsa ieri all'età di 90 anni, il giorno dopo le celebrazioni dell'anniversario della Liberazione. Viareggio. «Quando sul display è apparso il nome Didala ho pensatoad una sua chiamata: lo faceva qualche volta per sottopormi un problema, per denunciarmi una qualche lentezza nel portare avanti una delle iniziative a cui teneva particolarmente e a cui dedicava, da anni ormai, tempo e passione». Così inizia il ricordo di Milziade Caprili. «Invece Riccardo mi comunicava la notizia che la Didala era morta. Ci sembrava che la sua tempra potesse continuare a resistere non solo al tempo ma anche al male che l'aveva colpita. Una tempra che il 24 aprile le aveva permesso, al mattino , di essere con noi alla commemorazione della sua amica aveva un anno in più di lei, mi aveva ricordato - Vera Vassalle. «Era rimasta lei, testimone attiva, partecipe, moderna di una grande epopea, a cui dobbiamo la nostra economia. A lei soprattutto conclude Caprili dobbiamo l'apertura a nuove iniziative in grado di sottolineare le nuove, inedite ma pur sempre rilevanti forme di rinnovata Resistenza. Questo il credo sia il significato profondo ed intangibile della Resistenza: il senso di giustizia, la solidarietà, il desiderio di pace... Credere e vivere la democrazia sarà la nostra forza, la difesa solidale dei diritti di tutti e di tutte la nostra missione». Che la terra ti sia lieve conclude il senatore Caprili vecchia, giovane compagna». Viareggio. Suoneranno Bella ciao e non alla fine della cerimonia come è successo a Prato. E forse ricorderanno la amarissime parole che ha lasciato in una sorta di testamento spirituale al nostro giornale: mi domando oggi se ne valeva la pena. Certo che ne valeva la pena, Didala. Ne valeva la pena andare in montagna, vedere morire l'uomo che si amava, restare con un bambino piccolo, difendere tutti i giorni la Resistenza da ogni offesa e da ogni forma di revisionismo che volesse equiparare i partigiani ai repubblichini. Difesa la Resistenza anche davanti a Bruno Vespa quando intervenne per criticare il Miracolo a Sant'Anna di Spike Lee. Didala Ghilarducci,90 anni, presidente dell'Anpi della Versilia si è spenta ieri pomeriggio nella sua casa di Viareggio. Guardava la televisione, forse un po' stanca della giornata di celebrazioni, quando è stata colta da malore. Dovevano essere le 15,30. A scoprirla ormai morta, la donna che andava a darle una mano a casa. Il 25 aprile Didala Ghilarducci è andata alla cerimonia in Prefettura a Lucca, per poi salire a Sant'Anna di Stazzema per le celebrazioni della festa della LIberazione. Sotto un cielo di pioggia e davanti l'ossario c'erano i sindaci della Versilia con la fascia tricolore, i superstiti della strage del 12 agosto del 1944, e c'era anche Fabio Concato. Il cantautore milanese si è intrattenuto con Didala e le ha spiegato perchè in un disco di canzonette (lui, l'autore di Domenica bestiale) avesse voluto inserire una canzone dedicata alla strage nazista. Una canzone dove la strage è spiegata attraverso la poesia. E forse Didala avrà ricordato le canzonette che ascoltava con il suo Chittò. Non dimenticar le mie parole, le note risuonavano dalle radio che trasmettevano i programmi dell'Eiar. poi da quelle stesse radio, Didala, Chittò, i partigiani e gli antifascisti in genere cominciarono ad ascoltare Radio Londra, coi messaggi per i combattentii, m a anche con le notizie «vere» di come andava la guerra. Cioè male per le forze dell'Asse. Didala Ghilarducci salì in montagna, sulle nostre Apuane insieme al marito Ciro Bertini, brillante studente e figlio di un famoso avvocato. Anche Didala studiava alle scuole superiori. Dopo l'8 settembre del 1943, dopo l'armistizio e l'occupazione da parte della Wermacht dell'Italia non ancora liberata, Chittò e Didala andarono in montagna, diventarono partigiani nelle brigate Garibaldi. Il piccolo figlio era Riccardo Bertini, che studierà da ingegnere e diventerà funzionario della Regione Toscana. Ma seguirà anche la sua vocazione politica nel Pci prima e poi nei Ds. Fino a diventare vicesindaco di Viareggio nella giunta guidata dal professor Marco Costa. Riccardo Bertini è corso subito a casa della mamma. Al nostro giornale ieri sera ha semplicemente chiesto che non vengano inviati fiori, ma che eventuali offerte vengano fatte all'Anpi versiliese, di cui Didala era presidente. Il funerale dovrebbe svolgersi sabato pomeriggio, ma ieri erano ancora da decidere non solo luogo e orario ma anche in forma svolgerli. Con Didala Ghilarducci se ne va sicuramente un'epoca. Nata nel 1922 aveva aderito alla guerra partigiana a soli 21 anni. Sopra Viareggio correva la Linea Verde, che poi gli storici ribattezzeranno Linea Gotica. Dalla Versilia a Rimini, Kesserling aveva steso una cortina di cannoni, fortificazioni, bunker per difendere il nord Italia dall'avanzata dell'Ottava Armata. Sulla linea Gotica i Tedeschi non volevano storie, per questo la repressione fu terribile e culminò con la striscia di sangue che le Ss disegnarono da Sant'Anna fino a Forno di Massa a Vinca e a San Terenzo Bardine in Lunigiana. Didala faceva la staffetta nelle brigate Garibaldi, quelle che dipendevano politicamente dal partito comunista. Al Pci Ghilarducci aderì a guerra finita, restando sempre fedele agli ideali della sinistra. Che difese anche in consiglio comunale, col suo stile franco, molto viareggino (se così si può dire). Ciro Bertini fu ucciso dai tedeschi nei giorni terribili dell'estate del 1944. Su quei giorni, sulla sua storia d'amore ha scritto «Partigiana per amore», pubblicato da Del Bucchia editore. Ma quella sua storia, la storia dei partigiani, la storia di quei giovani che morirono anche di morti atroci (fucilati, impiccati col fil di ferro, crocifissi come Salvetti a Massa, oppure suicidi con una bomba a mano per non cadere nelle mani dei tedeschi) Didala ha continuato a raccontarla nelle scuole di tutta la Versilia. Arrovellata da un dubbio: «Ma quando saremo morti, quando tutti i partigiani e i protagonisti di quei tempi saranno morti, chi racconterà quei giorni. Chi sarà lì a rintuzzare le menzogne di chi dice che erano tutti uguali?». «Io sono fortunata raccontava solo pochi giorni fa Didala al nostro giornale posso parlare e ho ancora una memoria di ferro per ricordare. Per questo cerco di vivere in mezzo ai giovani, raccontare mi fa tornare giovane. Io c'ero, ma so che è difficile che la gente fra qualche tempo se lo ricordi. Per questo cerco anche ora di esserci, sempre, in ogni momento». E ora che non ci sarà più Didala, che se ne è andato Beppe l'Antonini. che le Laure Seghettini della Lunigiana sono in là con gli anni, chi parlerà ai giovani? Quei giovani che in questi anni hanno rimpiazzato i partigiani scomparsi nelle file dell'Associazione nazionale partigiani. Quei giovani che ieri hanno respinto l'«offensiva» di Storace che dopo le parole contro il 25 aprile scandite a Roma, doveva essere oggi a Camaiore a parlare per conto della Destra che appoggia il candidato Matteucci alle elezioni comunali. «Ora e sempre Resistenza »si conclude l'orazione di Piero Calamandrei. Ecco quei versi, se altri ce ne siano, dicono tutto della staffetta partigiana Didala.
Libri correlati
Didala Ghilarducci
Partigiana per amore
Storie di quotidiano eroismo
2007
Prefazione di Stefano Bucciarelli

rassegna stampa
copyright | marco del bucchia marco del bucchia s.a.s. | p.i. 01859680462