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Elbadipaul.it - 01.06.2011
Elbadipaul.it - 01.06.2011
Angela Galli: "racconti e immagini dall'inconscio"
di Luciano Minerva
Nelle prime pagine del tuo nuovo libro "Polvere", dedicato a tuo padre Palmiro parli delle prime sensazioni che avevi da bambina come un misto di un apparente orrore e di una sensazione di sublime. Quando e come sei arrivata a dare un senso a questa coppia di opposti? La fascinazione ha cominciato ha manifestarsi con il primo impulso a dipingere le strutture si tratta di almeno 20 anni fa e questi giganti li immaginavo attraversati da spirali di colore come se lo spazio fisico si dissolvesse verso qualcos'altro: uno spazio spirituale i titoli erano significativi: "al di là", spirito della malachite ecc. Poi in occasione della mostra alla galleria Kontraste di Pietrasanta, forse nel 1997 dovendo scrivere sulla pittura e avendo nel mio background immaginale risonanza con le letture di J. Campbell (mitologo) ho scritto quelle cose. Quando eri piccola ascoltavi i racconti di tuo padre, tuo zio, i loro amici minatori o cercavi di schivarli, di evitarli? Sì, ascoltavo ma tutto era normale, quotidiano, non davo peso più di tanto alle parole. Erano le immagini del posto che mi colpivano. Quanta disponibilità c'è, in chi racconta, a portare in superficie la durezza di questo lavoro, la sofferenza, i ricordi più difficili? Nelle registrazioni c'è una costante: tutti sembrano in uno spazio di sogno, come se l'esperienza fosse lontana e non li riguardasse più. I primi dialoghi che riporti in Polvere sono di cinque anni fa. E' stato necessario anche un periodo di sedimentazione? E qual è stata la difficoltà maggiore che hai dovuto affrontare? Ho iniziato quasi per gioco con un magnetofono in famiglia, non ho rincorso subito le interviste, trascrivevo i dialoghi e nel farlo mi piaceva lo svolgersi della conversazione che diventava visibile; poi la Francia, ho passato tra il 2008 ed il 2009 tredici mesi sotto interferone ed è così che ho cominciato a scrivere: sempre per impulso ho partecipato ad un concorso per racconti noir, poi ancora un altro libro. Infine la mia idea era di fare un libro fotografico, più basato sulle immagini. Poi ha preso da solo la direzione in cui voleva andare. Non ho forzato le cose più di tanto. A quattro anni dall'inizio della tua raccolta di testimonianze, "finalmente", come scrivi, tuo padre ha cominciato a raccontare, a giugno dell'anno scorso. Con quale emozione sua e tua? Considera che mio padre stava proprio male ma contrariamente al 2006, dove non voleva parlare, si è messo a scrivere la maggior parte della sua testimonianza. La concentrazione gli costava fatica ma lo ha fatto, dopo era spossato ed é rientrato nel letargo che gli consentiva la sopravvivenza. Hai affrontato il tema della miniera, e l'intreccio con la struttura sociale e con la geografia dell'Elba, con fotografie, dipinti, ora col libro. Che differenze hai sentito nell'usare per lo stesso soggetto diversi strumenti di espressione? Sono diverse ma insieme contribuiscono alla forza del messaggio globale. L'immagine colpisce per prima strati profondi. Nella pittura vengono fuori elementi dell'inconscio che non ti saresti mai immaginato. La parola anche se poetica fa lo stesso effetto. Insieme ed in sincronia sono una potenza. Il messaggio entra allora e tocca corde sottili.
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