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Sanmarcoinlamis.eu - 18.09.2010
Sanmarcoinlamis.eu - 18.09.2010
L'antica festa di San Matteo di Anna Siani
Le immagini, i colori, i suoni, i profumi: questo è ciò che un bambino immagazzina e conserva per sempre in quella che poi chiamiamo "memoria antica". Nell'archivio della sua memoria antica Dino La Selva custodiva, in caleidoscopiche immagini, la festa sammarchese di San Matteo. Dino La Selva, nasce a Milano il 1-12-1933 da genitori pugliesi, di San Marco in Lamis sul promontorio del Gargano. Durante gli anni dell'infanzia e della prima giovinezza segue il padre, funzionario statale, nei suoi frequenti trasferimenti da un capo all'altro dell'Italia (Milano, Roma, Foggia, La Spezia, Campobasso, Massa, Cuneo). Forse proprio a causa della frequenza di tali spostamenti non mette radici in nessuna delle suddette località, e rimane sentimentalmente legato soltanto al paese d'origine della sua famiglia, dove soggiorna da bambino tutti gli anni durante le vacanze estive e per due anni consecutivi durante la prima adolescenza, dal 1944 al 1946. Laureatosi in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Pisa, si stabilisce definitivamente a Lucca, dove si sposa e intraprende la professione come medico condotto e internista (cenni biografici tratti da: www.sanmarcoinlamisweb.it). Il dialetto, Dino bambino, lo impara quindi nelle annuali vacanze estive sammarchesi - in casa loro non si parlava ma deve avere avuto senz'altro importanza, la presenza in casa loro di una domestica sammarchese: Carolina, una vecchina sammarchese, vestita ancora all'antica con tunacedda e zenàle (gonnella lunga arricciata in vita e grembiule legato in vita, lungo quanto la gonnella ) che sapeva scrivere soltanto il proprio nome e cognome. Per quasi cinque anni, Carolina è stata la "base linguistica dialettale" di Dino ragazzzino. Dino adulto dedicherà poi a Carolina un racconto descrivendo con precise parole un Personaggio al quale è legato da un sincero, antico affetto. Un tempo, la scuola iniziava i primi di ottobre e Dino ha avuto sicuramente modo di godere, allora, gli ultimi sprazzi di vacanze estive immerso nella festa di San Matteo il 21 di settembre. E' per questo che ricorda bene l'intenso movimento che la fiera portava in paese in quell'epoca. Abbiamo letto altri scritti su questa festa sammarchese, mancava però questo di Dino La Selva. Oggi l'Autore fa omaggio ai sammarchesi di questa poesia, estratta dalla sua raccolta "Brevi soste" (Marco Del Bucchia Editore 2010), che andrà ad arricchire il patrimonio culturale e dialettale di San Marco. Il dialetto di La Selva è scritto così come lo ha imparato, solo ascoltando gli altri, non fa uso della scrittura fonetica dialettale ma questo non toglie nulla alla comprensione del testo. Del resto, la prerogativa dei dialetti è la diacronia: inglobare tutto ciò che, arrivando da altre lingue e dialetti, diventa parlato locale. Un parlato che si espande, si dilata, si rinnova, assorbendo i variegati mutamenti evolutivi. Ogni frammento della poesia, tradotta dallo stesso Autore, è una delicata ma nitida pennellata nello stile raffinato ed elegante che, del resto, contraddistingue Dino La Selva in tutte le sue opere.

Sante Mattè Sope lu Chiane dellu paese
so' arrevate li nucellare,
stagnare, ramare, ferrare,
scarpare, vasare, zucare,
cagnanise e sangiuvannare.
Pe' tutte li vanne ce sta 'n 'ammuina!
Uagliule e mariule,
massare e crapare,
ommene, femmene e uagliuncedde,
prevete, zignere e vicchiaredde.
Chi grida, chi rire,
chi chiama e chi allucca:
"Currite, currite! 'Ncappate
quiddu fetente. M'ha arrubbate!"
A Casarenedde ce sta la vestiama:
pecore e crape; purcedde e iaddine,
verre e scrofe, pudditre e vannine,
ciucce, mul pe' temone e pe' valanzine.
Chi sckama, chi arragghia e chi grida,
chi jastema e chi ce ne fuie,
chi lu sotteca: manneia la fatia
p' accucchia la sensaria.
Lu paese è tutte luce
fatte a sciure, a lampadare,
a iarcate, a lampiune, a chelonne!
Inte la Villa è menuta la bbanna
cu' lu maestre che la cummanna:
trumbune, trummette, grancascia e piattine,
flàute, sassòfene, e pure viuline!
Sonene Norma, Barbiere e Pagliacci,
la Gazza Ladra e la Forza del Destino.
Ommene serie tutte 'mpustate;
la vocca aperta, lu nase avuzate;
lu massare culla zita
che ce veve la lemmunata,
lu studente malandrine
che zenneia la 'nnammurata.
"Currite fammene culla seggia
che mo' accumenza La Traviata!"
Sope li viale accumenza lu strusce:
crideme, frà, che non t'ammusce!
Passene e passene tanta uagliole
bbelle azzeccate, 'mpustate, 'nquartate.
Te uardene cu' 'n' occhie malandrine,
po' ce mettene a rire fine fine!
E la sera, sotta li stelle,
ce stanne li foche, che so' li cchiu bbelle:
lu calcasse 'ntrementa la vadda;
po' bengale, funtane e rutelle;
battaria e pisciavunnelle!
Ma che ati feste vu i' a vedé.
La cchiu mmegghie e Sante Mattè!


San Matteo Sul Piano del paese
sono arrivati i venditori di nocciole,
poi stagnai, ramai, fabbri,
calzolai, vasai, cordai
di Cagnano e di San Giovanni Rotondo.
Dappertutto c 'e una confusione!
Ragazzini e ladruncoli,
massari e caprai,
uomini, donne e ragazzine,
preti, zingare e vecchiette.
Chi grida. chi ride,
chi piange e chi urla:
"Aiuto, correte! Acchiappate
quel delinquente! Mi ha derubato!"
A Casarinello c 'e il mercato del bestiame:
pecore e capre, porcelli e galline,
verri e scrofe, puledri e puledrine,
asini, muli, cavalli buoni
da timone e da bilancino.
Chi geme, chi raglia e chi grida,
chi bestemmia e chi se ne scappa,
chi lo rincorre : "mannaggia" che fatica
per concludere l'affare.
Il paese è tutto luci
a forma di fiori, di lampadari,
di archi, di lampioni, di colonne!
Nella Villa Comunale è arrivala la banda musicale.
con il maestro che la dirige:
tromboni, trombette, grancassa e piatti,
flauti, sassofoni, ed anche violini!
Suonano Norma, Barbiere e Pagliacci,
la Gazza Ladra e la Forza del Destino
Uomini seri, immobili:
la bocca aperta, il naso per aria;
il massaro con la fidanzata
che si bevono una limonata,
lo studente birbantello
che fa cenni all'innamorata.
"Correte, donne, con la sedia
che sta per cominciare La Traviata!"
Sui viali comincia il passeggio:
credimi, fratello, che non ti annoi!
Passano e ripassano tante ragazze
belle sode, eleganti, graziose:
Ti guardano con un'occhiata provocante,
e si mettono a ridere parlando sottovoce.
E la sera, sotto le stelle,
ci sono i fuochi d'artificio, la cosa piu bella:
i bòtti fanno tremare la valle;
nel cielo luci di ogni forma e colore;
batteria finale e "pisciagonnelle".
Ma che altre feste vuoi andare a vedere!
La più bella di tutte è San Matteo!
Libri correlati
Dino La Selva
Brevi soste
Poesie
2010
Prefazione di Marisa Cecchetti, copertina di Dino La Selva

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