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Stamptoscana.it - 23.07.2017
Stamptoscana.it - 23.07.2017
Lo scrittore Alberto Eva si racconta, "giallo" o "noir", chi vince è la letteratura
Firenze Intervistare Alberto Eva, scrittore fiorentino, uno dei primi "giallisti" ad aver interrotto nel 1980, la scelta editoriale dei Gialli Mondadori di non pubblicare scrittori italiani, è impresa da far venire la pelle d'oca, per l'immensa questione che fatalmente si apre. La questione riguarda l'intera storia del giallo in Italia, la sua caduta, la sua ripresa, l'epoca attuale di trionfo (sembra, come dice Eva, che il 60% della produzione letteraria italiana possa in questo momento condursi al "giallo"), e un futuro incerto, gravato giustappunto proprio dall'attuale "trionfo". Trionfo che potrebbe infatti esserne la pietra tombale.

Tuttavia, dal momento che di queste vicende si è ampiamente parlato e lo stesso Alberto Eva ha dato in più occasioni un contributo specifico e competente (come d'altro canto ci s'aspetta da uno dei protagonisti) nel ricostruirne lo sviluppo, abbiamo voluto sottolineare alcuni passaggi che potrebbero essere utili non solo per chi volesse proseguire l'opera, ma anche ai lettori di Eva, per entrare meglio dentro un mondo che è allo stesso tempo sorprendente e prosaico, quotidiano ma trascendente, capace di evocare storie che sono sì individuali, ma anche parabole dell'esistenza umana. Il tutto condotto con uno stile colto, complesso, esuberante, ricco di citazioni e recuperi, un fluviale scorrere da grande piena che ingloba in se' ogni sorta di ciottoli e lasciti, facendoli divenire preziosi barbagli di luce dentro il maestoso fluire della grande corrente. Che poi, alla fine, è la Vita. Prima domanda, o meglio, asserzione: per Alberto Eva la definizione "giallista" è troppo stretta. Lei cosa ne pensa?

""Penso che sia necessario tornare a indagare sulla definizione di "giallo". Tutto ciò che crea aspettativa di "sapere come va a finire", non è forse "giallo"? Ma se questo, in generalissima accezione, è vero, allora perché non definire gialla buona parte della letteratura? Ed ecco che si tocca il problema. Se buona parte di ciò che è scritto può essere considerato "giallo" la domanda successiva è se possa essere considerato "letteratura". E proprio partendo da questo punto di snodo, c'è da dire che, pur essendo stato buono l'inizio (basti pensare ai grandi antesignani, Poe, Stevenson), già arrivando a Sherlock Holmes si finisce il balocco. Nasce il giallo enigma, privo di personaggi, ma con quantità smodate di indizi, così tanti che spesso giacciono disseminati inutilmente. I personaggi invece si assottigliano, prendono la consistenza di "figure", quelli di Agatha Christie, ad esempio sono di cartoncino (lo è lo stesso Hercule Poirot, sempre uguale a se stesso persino nella presentazione ripetuta a ogni "uscita"), meglio senza dubbio Maigret. A proposito del quale, tuttavia, corre la necessità di fare un rilievo: Simenon lo crea nel '29, e continua a scriverne le avventure fino agli anni '60. In mezzo ci passa una delle più apocalittiche guerre che l'umanità abbia mai conosciuto, una rivoluzione culturale ed economica fra le più radicali, eppure Maigret è sempre uguale a se stesso, come sospeso in un limbo in cui il tempo non conta. tuttavia, se l'avvento del "giallo enigma" corrisponde al "mancare" dei personaggi, allora meglio il "noir", con le sue velocissime storie in divenire, con i suoi protagonisti a metà fra bene e male. Mi riferisco a livello cinematografico alle storie e ai personaggi ad esempio de "La fiamma del peccato", "Il viale del tramonto", Giungla d'asfalto". Al di là delle testimonianze cinematografiche, il "noir" regala la libertà (inquietante di per se') di porsi davanti al quesito bene/male, la materia con la quale l'uomo è impastato, senza poter scegliere davvero. l'uomo è entrambi e non si può disgiungere. Un tema che ha sempre ossessionato Stevenson, e che sta alla base del "noir" quale io lo intendo".

Tornando al giallo e alle difficoltà che ebbe nell'affermarsi in "italiano", qual è la sua testimonianza, dal momento che lei fu uno dei primi autori italiani essere pubblicati nella celebre collana del Giallo Mondadori?

"Il mio primo giallo fu pubblicato appunto nella collana Mondadori nel 1980, ("Ve lo assicuro io" il titolo del romanzo, n.d.r.) ma era uscito nel 1978 mentre, nel 1973, avevo conosciuto Loriano Macchiavelli. I giallisti italiani dell'epoca, tagliati fuori per ragioni di vendite (solo vedere il nome italiano di un autore faceva calare le vendite del libro) avevano la caratteristica di fotografare la situazione storica della propria città. Di fatto, nella narrazione giallistica italiana entrava di peso la temperie del momento storico, declinata per di più secondo le realtà cittadine in cui gli autori ambientavano le loro storie. Mi permetto di aggiungere che se la collana Gialli della Mondadori avesse insistito su questo tentativo di pubblicare gli autori italiani, avrebbe potuto mantenere e incrementare un pubblico e una tradizione importanti. Vorrei anche ricordare che, fra il '73 e il '74, a Cattolica si tentò di costituire un gruppo, un'associazione di scrittori gialli, ma il tentativo non andò a buon fine, anche per l'estrema dispersione sul territorio nazionale di tutti noi. Allora Macchiavelli la fondò a Bologna, e da quel passo ripartì la rinascita del giallo italiano, radicato da città in città".

Sopraffatti dai "gialli", pieni di nuovi autori "gialli", inseguiti da campagne di marketing editoriale che puntano al "giallo", si può parlare di "crisi" di questo genere letterario?

"Torniamo al dato iniziale, per quanto ne so io, il 60% dei libri venduti si inserisce nel genere "giallo". Einaudi e Sellerio pubblicano moltissimi gialli, li pubblicano e li vendono. Tuttavia molti autori, anche questo è un dato di fatto, inciampano sullo stile e sull'italiano. In questo momento c'è il fenomeno della "lingua siciliana" alla Camilleri, che tuttavia oltre a essere un "falso" (non esiste, come è comprensibile, "il siciliano", come non esiste "il toscano" o "il piemontese", ecc..), è un'azione di "semplificazione" linguistica furba e che strizza l'occhio al lettore. Ma è anche un impoverimento del dialetto a favore di termini che diventano generali e sempre uguali".

Ed è proprio sulla questione della lingua che lei si colloca come uno dei punti di riferimento per la ricerca e la sperimentazione di ciò che sovente viene percepito come un coltissimo e multisenso "pastiche" alla Gadda. Quali sono le radici di questa "passione"?

"Premetto che una delle attività in cui ho indulto e continuo a indulgere è la lettura. Ho imparato a leggere a quattro anni, grazie a un giovane, ebreo solo da parte di padre, ma ciò comportava che il suo cognome suonasse inequivocabile a orecchie ostili, e quindi anche la necessità di non farsi vedere troppo in giro, che per non morire di noia mi insegnò appunto a leggere e scrivere. Ebbi letture veloci e disordinate, precoci come accadeva a quei tempi di fine e dopoguerra. ho passato oltre mezzo secolo a leggere e lavorare. 58 anni di lavoro e di più di letture. Un numero sterminato di libri che aprivano e chiudevano mondi, pensieri, storie, umanità varia, ognuna col proprio linguaggio, i tic, i modi di dire. Un allenamento per la ricerca, la sensibilità al mezzo, il continuo riflesso. Senza contare che, secondo me, il dono della scrittura è appunto un dono, non s'impara se non in parte e se non in parte si migliora. Qualcuno ha anche definito il mio stile troppo "rileccato", qualcun altro mi ha definito il "Gadda" (che è in ogni modo uno dei miei autori cult) fiorentino, con mia grande soddisfazione. D'altro canto, ascolto e procedo".

E per i prossimi progetti?

"Tanti, tante idee, tanti intrecci e tanto lavoro. Alcuni romanzi e raccolte di racconti, già scritti, nel cassetto. Dal "giallo storico" con intrecci di storia famigliare, ad altre vicende, toscane e non".

Fra i "tesori" custoditi da Eva nei suoi cassetti, anche una raccolta di racconti, tredici, fotografie a vario titolo e secondo vari punti di vista, che accompagnano il mutare inesorabile della Versilia. Un tesoro misterioso, di cui forse riusciremo a carpire qualche frammento, magari proprio su queste pagine, per i lettori di Stamp.

Fra le opere di Alberto Eva, segnaliamo: "Ve lo assicuro io" (Mondadori 1980); "Sognando la California"(Del Bucchia 2009); Crescendo fiorentino.Tre passi nel giallo a misura delle gambe dell'autore (Del Bucchia, 2014); "Raccolto rosso" (Accademia dell'Iris); "La sentenza. Quattro racconti tra giallo e nero" (Pagnini); Citofonare Daniela o Cecilia. Due racconti gialli, scritto a quattro mani con Linda Di Martino (Pagnini); Per così poco (Pagnini), oltre a svariati racconti raccolti in varie antologie.
Libri correlati
Alberto Eva
Crescendo fiorentino
Tre passi nel giallo a misura delle gambe dell'autore
2014
Copertina di Glauco Dal Pino

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