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Loschermo.it - 18.09.2008
Loschermo.it - 18.09.2008
Abbiamo letto per voi... "Il marchio della bestia" di Luca Franceschini
di Flavia Piccinni
Una poesia spezzata, ancorata alla realtà, che interpreta in modo individuale e proprio per questo originale. Una poesia puntuale in ogni parola, che cerca di indagare la vita attraverso un confronto viscerale, ma non per questo prettamente epidermico o affrettato. È questo il percorso intrapreso dal lucchese Luca Franceschini , giovane laureato in filosofia, i cui sono genuini e trovano nella loro spontaneità il pregio più considerevole, quello dell'incoscienza che fa della poesia una cosa in più come era solito dire Giuliani. Fra critiche ad una società imbalsamata, disgusto per i media e una grande passione per la musica ecco l'intervista all'autore.

Come ha iniziato a scrivere poesie?
"Le primissime poesie che ho scritto risalgono alle scuole elementari, ma forse un po' tutti i bambini le scrivono, le poesie 'da grande' invece sono scaturite naturalmente visto il mio interesse per ogni forma di espressione e di comunicazione, dal cinema alla tv fino al giornalismo e alla musica. Dopo molti anni di ricezione e di accumulazione di svariati linguaggi si prova poi a crearsene uno proprio e a comunicare attraverso esso. E così, insieme ad altre cose che provo a scrivere, ho cominciato a scrivere anche poesie e ad archiviale fino ad arrivare a un numero che non mi permetteva più di lasciarle dormire sul pc".

Come si è avvicinato al mondo della poesia?
"Grazie alla lettura di poeti che io ritengo straordinari: Charles Bukowski, Giuseppe Ungaretti, e ultimamente Federico Garcìa Lorca. Ognuno di loro per motivi diversi mi ha spinto ad avvicinarmi alla poesia, al mettersi a nudo, a dire 'allora posso farlo anch'io'. Come trova l'ambiente culturale lucchese in merito?
"Lucca da sempre è una città ricettiva per quanto riguarda arte e cultura, ma il problema non è cittadino bensì proprio della situazione della poesia in generale. L'ambiente lucchese in merito non è molto diverso dall'ambiente di ogni altra città. Purtroppo questi sono anni molto difficili, si sta perdendo il piacere di leggere poesie, secondo me perché è ancora radicata nella mente delle persone un'idea di poesia antiquata e ormai obsoleta. Ci si deve convincere invece che la poesia non è un mondo lontano, ma bensì vicinissimo e a portata di mano di tutti".

Lei scrive nella bella poesia Cantante "Non è facile/essere cantante./Cantare davvero,/intendo" dove la musica è solo un espediente per raccontare la vita. Dove "Chi canta sul serio ha il/coraggio di dare se/ stesso" perché cantare è "un vendersi gratis a tutti". Crede che la vita sia davvero questo? Un donarsi ciclico, estenuante, difficile e soffocato dall'ipocrisia?
"Sicuramente la vita è un donarsi infinito, un relazionarsi ogni momento quando più quando meno difficile. Sull'ipocrisia sarebbe falso dire che non esiste ma sarebbe falso anche arrendersi di fronte ad essa. Sta all'uomo rimboccarsi le maniche, combattere e vincere contro le dinamiche e le situazioni contingenti che via via gli si presentano davanti".

Affianca alla passione per la poesia quella per la musica, due interessi apparentemente distanti che trovano nell'armonia e nel ritmo una forte e reciproca influenza. Quanto crede che questi due piaceri così apparentemente diversi si completino e dove crede abbiano massima esibizione?
"Penso che il rapporto tra musica e poesia sia molto complesso e sfaccettato. Ad esempio la musica, occasionalmente, raggiunge vette poetiche, ma altre volte no, pur rimanendo buona musica, mi riferisco ai diversi generi musicali moderni e contemporanei. La poesia può invece essere accostata alla musica se si parla di musicalità, ritmo ecc. È anche vero però che ci sono poesie bellissime assolutamente a-musicali. Entrambi gli aspetti penso che raggiungano la loro massima espressione quando sono riconoscibili come comunicazione pura dell'individuo, non mediata quindi da esigenze commerciali o di altro tipo. In poche parole quando sono sincere".

"Il marchio della bestia" è il titolo di una poesia che dà poi il nome all'intera raccolta. È il marchio della cultura, quella che apre alle sofferenze più profonde e insanabili, quelle psicologiche e della riflessione. Da dove nasce e come si sviluppa questo pensiero? Crede che effettivamente "non c'è via di scampo"?
"Nasce dall'osservazione di moltissime opere dell'intelletto umano nate senza bisogno alcuno o senza alcuna ragione, o al dovere intrinseco di perseguire quella passione, Ci sono alcune cose per ognuno di noi che devono essere fatte, 'perché si!', perché si ha voglia di farle e basta, perché forse ci identifichiamo con quelle azioni. Non si può sfuggire, ci faremmo solo del male".

"Pagine" è una feroce critica alla cultura editoriale e giornalista italiana, che si alimenta per un fatto al giorno e ogni giorno un fatto. Un meccanismo perverso dove la sovraesposizione mediatica della vita è legata alle vendite e dove proliferano senza sosta pagine piene di niente. Pagine che, in molti casi, sembrano come persone. Provvidenziale sembra quindi "Se/ le pagine/ son troppe/ strappale/ tutte e/ mangiale". Provocazione, consiglio o semplice crisi bulimica?
"Principalmente provocazione nata dalla non sopportazione. Un po' di questa dittatura del media per forza commerciali e un po' anche di chi si identifica appieno con questa 'cultura' non è proprio la parola ideale che sembra sfogliare le pagine per guardare solo le figure e che si stufa anche a leggere poche righe di testo, quindi se non le leggi ... almeno mangiale!".

Che progetti ha per il futuro?
"In ambito editoriale sicuramente continuare a scrivere il più possibile, entrare ancora di più nel mondo dell'editoria, della cultura e della promozione della cultura. Sto appunto lavorando a un progetto con il mio editore Marco del Bucchia per realizzare una rivista letteraria. Staremo a vedere. Tutto ciò compatibilmente al mio lavoro principale, nel mondo della pubblicità".
Libri correlati
Luca Franceschini
Il marchio della bestia
Poesie
2008
Copertina di Francesco Giani

rassegna stampa
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